• From science to art and back again: the pendulum of an anthropologist
  • From science to art and back again: The pendulum of an anthropologist

Ingold, Tim

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L’articolo guarda indietro quattro decenni di carriera da antropologo, iniziati con un orientamento fortemente sbilanciato verso le scienze naturali, per concludersi con un progetto che cerca di integrare l’antropologia con le pratiche artistiche, l’architettura e il design. È stato anche un periodo in cui la scienza è venuta perdendo sempre più il suo orientamento ecologico, mentre le arti lo hanno invece ulteriormente guadagnato. Nel tracciare il mio percorso di insegnamento e ricerca, mostro come sono mutati i punti di riferimento letterari, a partire da alcuni testi fondativi dell’ecologia umana e animale, ora per lo più dimenticati, attraverso tentativi di coniugare il sociale e l’ecologico ispirati al revival marxiano, fino alle scritture contemporanee sul post-umanesimo e la condizione dell’Antropocene. Era questa una scienza fondata sulla tacita meraviglia per la splendida bellezza del mondo naturale e in silenziosa gratitudine per ciò che ad esso dobbiamo per la nostra esistenza. La scienza odierna, tuttavia, ha mercificato la meraviglia e la gratitudine. Esse non guidano più le sue pratiche di ricerca, ma sono piuttosto invocate per pubblicizzarne i risultati. Finalità della scienza sono ormai la modellizzazione, la predizione e il controllo. Non è per questo motivo che ci volgiamo sempre più all’arte per riscoprire l’umiltà che la scienza ha perduto?

In this paper I look back over four decades of my career as a professional anthropologist, starting with an orientation that was heavily weighted towards the natural sciences, and ending in a project that seeks to integrate anthropology with the practices of art, architecture and design. This was also a period during which science increasingly lost its ecological bearings, while the arts increasingly gained them. Tracing the journey in my own teaching and research, I show how the literary reference points changed, from foundational texts in human and animal ecology, now largely forgotten, through attempts to marry the social and the ecological inspired by the Marxian revival, to contemporary writing on post-humanism and the conditions of the Anthropocene. For me this has been an Odyssey – a journey home – to the kind of science imbibed in childhood, as the son of a prominent mycologist. This was a science grounded in tacit wonder at the exquisite beauty of the natural world, and in silent gratitude for what we owe to this world for our existence. Today’s science, however, has turned wonder and gratitude into commodities. They no longer guide its practices, but are rather invoked to advertise its results. The goals of science are modelling, prediction and control. Is that why, more and more, we turn to art to rediscover the humility that science has lost?

Date

2016-08-06

Type

info:eu-repo/semantics/article

info:eu-repo/semantics/publishedVersion

Format

application/pdf

Identifier

Relations